Sovana, le tombe restano inaccessibili

Il vicesindaco Vanni: «Due ponti crollati e argine ko. Parte del parco è inagibile, servono 25 0mila euro e non li abbiamo»

Fonte:  IL TIRRENO: 17 dicembre 2014

di Elisabetta Giorgi

A Sovana parte del parco archeologico è ancora inagibile per l’alluvione dello scorso ottobre: 250 mila euro di danni, una zona ancora off limits. Una ferita aperta al cuore di un patrimonio straordinario che sconta le debolezze del territorio e la penuria di fondi. Ne sa qualcosa Pierandrea Vanni, ex sindaco di Sorano e figura chiave in Anci Toscana, ente del quale è stato recentemente nominato responsabile per le politiche culturali.

Come il territorio mancianese o la zona sud della Maremma, a ottobre anche il comune di Sorano ha dovuto soccombere ai colpi del maltempo. Ammonta a 570mila euro la stima dei danni accertati al territorio su strade, ponti e il patrimonio archeologico; 250mila euro solo quelli riguardanti quest’ultimo.

Una situazione drammatica, accentuata nel tempo con tutte le declinazioni del caso. «L’alluvione del novembre 2012 – spiega Vanni – ha infatti riguardato la prima parte del fosso Calesine» (torrente che scorre in prossimità del parco archeologico), ovvero il tratto a monte.

«L’alluvione del 2014 ha riguardato invece il tratto a valle del fosso, quindi ha portato via i due ponticelli di accesso all’area archeologica che conducono alla tomba della Sirena e alla via cava di San Sebastiano», che sono due gioielli assoluti e di valore culturale inestimabile.

Così quell’area è irraggiungibile: i ponti chiusi, da ottobre 2014. Sono passati due mesi. E quel che è peggio – dice il vicesindaco di Sorano e assessore alla cultura Vanni – «non abbiamo una lira, servono i soldi e non sappiamo come fare. Non possiamo agire, abbiamo le mani legate.

Anche perché non solo c’è da ripristinare i due ponticelli ma, ancor prima, c’è da sistemare tutto l’argine del Calesine che l’acqua si è portato via». I fanni e i soldi che servono, si diceva, ammontano a circa 200-250mila euro. Situazione opposta.

«Sono invece in corso i lavori per risistemare la via Cava dove abbiamo avuto un finanziamento regionale di 300mila euro per l’alluvione del 2012». Piatto ricco (insomma) per il 2012. Piatto poverissimo per il 2014.

Il territorio di Sorano soffre. E nel panorama toscano non è certo l’unico, come testimonia l’impegno di Anci toscana che si sta occupando, grazie al caloroso impegno di Vanni e della sua presidente Sara Biagiotti, sindaco di Sesto Fiorentino, di mettere in atto un poderoso intervento a tutela del ricchissimo (e sofferente) patrimonio culturale, storico, archeologico di questa regione.

«L’Anci Toscana – spiega Vanni – sta lavorando su questo fronte e a breve porteremo all’attenzione pubblica la proposta di un tavolo comune tra Comuni, Regione e Soprintendenze», dunque tra Comuni, Regione e Stato, con un doppio obiettivo.

Da una parte monitorare lo stato del patrimonio pubblico toscano e dall’altra capire le priorità per prevenire il degrado e il rischio dei crolli. È l’inizio di un percorso che si annuncia lungo, difficile e tortuoso ma allo stesso tempo importante; un iter che chiede la collaborazione e l’attenzione di tutti i soggetti coinvolti e che partirà da una mappatura delle aree più a rischio, per continuare con una parte concreta e propositiva che punta a individuare «soluzioni preventiva», in modo da intervenire non più solo a danno fatto ma prima. «Per evitare che un disastro succeda».

«Per la rocca di Sovana che è dello Stato – spiega Vanni – già da anni viene segnalato che si staccano blocchi di tufo. Sono stati fatti interventi recenti, ma se si staccano blocchi vuol dire che ci sono problemi.

Da qui sorge la domanda. Si può intervenire per mettere in sicurezza questa struttura o bisogna aspettare il crollo?».